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CHIAMATA DI CAUSA - Chiarimenti dell’Amministrazione e D.M. 334/1989

12.03.2011
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CHIAMATA DI CAUSA - Chiarimenti dell’Amministrazione e D.M. 334/1989


Al sig. Direttore Generale del Personale e dei Servizi del Ministero della Giustizia

alle Segreterie di CISL FPS, CONFSAL UNSA e Federazione Intesa

Gent.mo Direttore,

continuiamo a leggere interpretazioni unilaterali del CCNI del 29/07/2010 e la cosa continua a sorprenderci.

Intanto perché l’Amministrazione e le OO.SS. cui la presente è diretta hanno previsto, all’art.10, le modalità di interpretazione dell’integrativo ( nella quale non intendiamo cimentarci anche perché è rimessa alle parti contraenti) ma, soprattutto, perché-dalla semplice lettura di quanto l’Amministrazione e le OO.SS. hanno sottoscritto- è di solare evidenza come non ci sia nulla da interpretare:

- i Lavoratori addetti alla chiamata di udienza sono gli operatori giudiziari e, quando non impegnati nella guida, i conducenti di automezzi ( vedasi CCNI 29/07/2010, pubblicato su B.U. n.16 del 31.08.2010.

Qualche Presidente di Tribunale ha recentemente ritirato in ballo l’art.21 del D.M. n.334/1989, idea ripresa con scarsa originalità dal Capo Dipartimento in data 30.11.2010.

La cosa appare a noi talmente anacronistica da far pensare che la rivoluzione normativa importata dai ddllggss 29/93, 80/98 e, da ultimo 165/2001 sia passata accanto a questi Magistrati senza neppure sfiorarli. Ci consentirà, quindi, di ripercorrere assieme a Lei le tappe della privatizzazione del pubblico impiego.

Il processo di privatizzazione di pubblico impiego è stato scandito da alcuni passaggi particolarmente rilevanti.

La fase di apertura della privatizzazione del pubblico impiego è stata segnata dall’emanazione della legge delega n. 421 del 23 ottobre 1992 che conferiva all’Esecutivo il potere di emanare uno o più decreti legislativi in materia di razionalizzazione del pubblico impiego.

La delega è stata esercitata dal Governo con il d.Lgs. n. 29 del 3 febbraio 1993 con il quale è stata concretamente sancita la privatizzazione del pubblico impiego e la parificazione della disciplina giuridica dell’impiego pubblico con quella dell’impiego privato (si veda, al riguardo, quanto disposto dall’art. 2 comma 2 del citato decreto).

Un ulteriore impulso alla privatizzazione del pubblico impiego è stato dato, negli anni successivi, dalla stipula dei primi contratti collettivi nominativi quadriennali.

In tema di contrattazione collettiva e di rappresentatività, debbono essere ricordati il D.Lgs. n. 396 del 4 novembre 1997 ed il n. 80 del 31 marzo 1998.

Il D.Lgs. n. 267/2000 (T.U.E.L.) ha curato, agli artt. 88 e ss., l’estensione della normativa in tema di privatizzazione del pubblico impiego agli enti locali.

Con l’art. 1, comma 8 della L. n. 340/2000, è stata conferita delega al Governo di emanare un testo unico in materia di rapporti di lavoro pubblici non privatizzati e contenente le norme, ulteriori rispetto al codice civile ed alle norme sul lavoro privato, concernenti il pubblico impiego privatizzato. Con riferimento a quest’ultimo profilo, è stato adottato il D.Lgs. n. 165/2001 contenente norme generali sull’ordinamento del pubblico impiego.

La logica della privatizzazione del pubblico impiego è stata quella di introdurre, nel contesto pubblico, regole giuridiche e di condotta proprie degli operatori privati.

Gli effetti principali della privatizzazione del pubblico impiego sono stati: l’assoggettamento alla normativa di diritto privato, la contrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego, l’immediata vincolatività dei contratti collettivi senza la necessità di una fonte regolamentare di recepimento, la natura privatistica di tutti gli atti di gestione del rapporto di lavoro con esclusione dei c.d. atti di macro organizzazione ex art. 2 del D.Lgs. n. 165 del 2001, attinenti all’individuazione degli indirizzi generali dell’amministrazione e delle linee organizzative fondamentali compresa la pianta organica. Completato il processo di privatizzazione del pubblico impiego, dunque, i rapporti alle dipendenze della PA possono costituirsi solo con contratto di diritto privato (diversamente dal passato allorchè la disciplina del rapporto di lavoro trovava la fonte in un atto unilaterale della PA) ed il contratto di diritto privato deve osservare il principi di parità di trattamento ed i minimi retributivi stabiliti dalla contrattazione collettiva.

La privatizzazione del pubblico impiego ha, dunque, comportato l’integrale contrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego (con l’eccezione dei settori esclusi dall’art. 2 del D.Lgs. n. 165/2001), con la conseguenza che la definizione del rapporto, sia sotto il profilo normativo che economico, viene demandata al contratto individuale d’assunzione e alla contrattazione collettiva di settore che, come detto, è vincolante per la parte pubblica e per il privato dipendente in forza del richiamo contenuto nel contratto individuale d’assunzione.

Le funzioni di cui al citato art.21 del D.M. 344/89 sono ricomprese nell’attività di chiamata di causa prevista tanto dal CCI 05.04.2000 che dal CCI 29/07/2010 ed assegnate in entrambi alla figura professionale dell’operatore giudiziario.

Sarebbe il caso che tutti, ivi compresi i sigg.ri Magistrati, si rendessero conto che la norma contrattuale è prevalente da qualche decennio sulle vecchie norme e che l’assistenza per chiamata di causa non figura tra quelle richiedibili agli Ufficiali Giudiziari.

E questa non è una nostra tesi, ma risulta tanto dal CCI 5.4.2000 che dall’ultimo CCNI oltre che da una serie di circolari della stessa Amministrazione oltre cha da tantissime pronunce di Tribunali di cui si allega, a scopo esemplificativo, quella di Salerno in data 4/11/2003. Sarebbe, infine, opportuno che, nel rispetto della previsione dell’art.2 comma 3 del d.lgs 165/2001 e dell’art.40 dello stesso decreto, codesta Amministrazione prendesse atto del fatto che la regolamentazione di tutte le materie relative al rapporto di pubblico impiego è rimessa alla contrattazione collettiva nazionale e integrativa, fatte salve le previsioni del d.lgs 150/2009.

Si chiede, pertanto, che l’Amministrazione corregga la circolare “interpretativa” unilateralmente emanata quanto meno nella parte relativa alla chiamata di causa che non può in alcun modo essere attribuita al personale in servizio presso gli Uffici NEP, salvo che non si tratti di operatori giudiziari o conducenti di automezzi applicati a questi Uffici.

I migliori saluti


Il Segretario Generale

nino laganà

Circolare Ufficio I - Fontecchia; Ricorso Salerno; Sentenza Sez. Lavoro

1.2 Mb
Circolare Ufficio II prot. n. 12991/2001

111.5 Kb
Prot. N. 27/2011 - Lisug

221 Kb
Autore: Cinzia.

Se qualcuno disponesse che anche i funzionari Unep debbono assistere per la chiamata in udienza cosa debbo fare? Insomma debbo dare esecuzione all’ordine di servizio per poi reclamare o non debbo andare alla chiamata in udienza senza che mi venga comunicato per iscritto l’esito della mia doglianza? Cinzia

Autore: il boss.

Cara Cinzia, in nessun caso l’Amministrazione potrebbe disporre in tal senso, salvo follie. In questo estremo caso, il dipendente ha il diritto (art.23 lettera h) del vigente CCNL) di fare le proprie rimostranze. Ove la disposizione gli venga ribadita per iscritto, deve eseguirla. Ovviamente,potrà poi adire il G.O. per la violazione delle norme contrattuali e citare il datore di lavoro per demansionamento. nino laganà


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